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Mi ami?

28 Set, 2026
Cristiana Sarritzu
Margherite gialle, simbolo della domanda “m’ama o non m’ama?”

Mi ami?

C’era una siepe fiorita vicino a casa e un campo incolto di margherite gialle. M’innamorai delle margherite. M’ama o non m’ama? Imparai subito a interrogarle. Quante incertezze, ma di una cosa ero sicura: l’amore non è ragionevole. E se non cadi, non lo conoscerai mai.

Al giorno d’oggi l’amore fa paura?

“L’amore deve essere scomodo, imprevedibile e tribolato”, dice Paolo Crepet, “se si cerca una relazione priva di rischi, si cerca una polizza assicurativa”. Ma soprattutto l’amore è vita, senza, si muore. Abbiamo bisogno di amare e sentirci amati. Di questi tempi, però, l’amore sembra scappare via, quasi a dire: mi scappa l’anima. La domanda sorge spontanea: al giorno d’oggi l’amore fa paura? E subito, nella mente, appare l’immagine dell’Urlo di E. Munch.

È una paura condivisa da molti. Nel flusso quotidiano delle nostre interazioni, anche virtuali, emerge lo stesso verdetto: è difficile amare nella nostra società liquida. Tutto scorre via troppo in fretta. Nella società dei consumi la regola dominante è “ti compro e butto via”; il desiderio, una volta soddisfatto, muore. E subito avanti un altro, in un ciclo infinito. L’inganno contemporaneo sta proprio qui: pretendiamo di costruire l’amore eterno usando come unico mattone la volubilità del desiderio.

Il desiderio

Il desiderio. Fermiamoci un attimo a riflettere. A chi non è mai capitato d’imbattersi, camminando per strada, in un cucciolo ferito? Ci si china, ce ne si prende cura senza chiedere nulla in cambio: questo è l’amore nella sua forma più pura, un dono incondizionato. Ma nelle relazioni di oggi parliamo davvero di amore, o solo di desiderio? Il desiderio chiede per sé, vuole possedere l’altro, e finché dura appaga, ma una volta saziato, svanisce, lasciandoci a consumare una relazione dopo l’altra.

La paura di innamorarsi

Ecco dunque insorgere la paura, vederla crescere sempre di più, fino ad arrivare a pensare che sia meglio stare da soli. Gli esperti hanno persino coniato un nome per questa tendenza: filofobia, la paura di innamorarsi, di affidarsi all’altro e di costruire una relazione profonda.

Flirtare sui social network

La soluzione? Flirtare sui social network. Scambiarsi messaggi, barricarsi dietro uno schermo con l’illusione di avere una folla di amici o corteggiatori misurata sul numero dei like. E quando l’interesse per il partner finisce, è facile: basta un messaggio su WhatsApp. Chiusi fra le quattro mura della propria abitazione, ci si protegge dal rischio che qualcuno irrompa a disturbare questa tiepida e finta quiete. Se l’ex dà segnali di vita, niente paura: basta un click per bloccarlo dappertutto. Eliminato.

Ma se lo si incontra per strada? In quel momento riappare l’immagine dell’Urlo di Munch. Terrore, paura, e infine un’apparente indifferenza: indifferenza, basta distanziarsi, schermarsi. Non sentire. È così che si impara a “vivere”.

Essere o non essere, diceva qualcuno. Ma io quelle margherite continuo a sfogliarle.

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